Carattere e personalità

Leggendo le parole di Shiba Yoshimasa* mi sono reso conto di quanto la visione del generale sia esattamente in fase con le conseguenze dell’attuale (in termini di traslazione) declino sociale, inteso come mancanza di principi etici e morali.

Shiba fonde concetti e pratiche buddhisti, shintoisti e confuciani a proposito dello sviluppo morale e psicologico del guerriero.

Egli considera i principi religiosi e morali come strumenti per coltivare il coraggio, il carattere e l’intelligenza, contrapposti a qualsiasi tipo di ipocrisia e artificio, compresa la pratica popolare di pregare per chiedere la soluzione dei propri problemi personali, che a suo parere creano un senso di debolezza e dipendenza.

Shiba mette anche in guardia dall’ideale del sacrificio di sé, in un certo senso il sacramento massimo del bushido, insistendo sul fatto che per legittimare la morte di un guerriero è necessario un contesto morale.

Nell’estratto che ho deciso di proporvi sono molti gli spunti interessanti sui quali mi sono soffermato a riflettere. Concetti reali e molto concreti, a partire dal principio del “carattere” e del discernimento tra giusto e sbagliato. Una qualità oggigiorno sempre più rara e per questo estremamente attuale. Credo fermamente che il senso critico sia alla base della propria visione interiore ed esteriore.

La bontà d’animo che ad oggi viene criticata e mal giudicata, come fosse una specie di handicap morale: <<Chi è sempre educato e gentile viene guardato con disprezzo.>>

Come già ho espresso altre volta parlando dell’Hagakure ed altri saggi, le parti riguardanti il combattimento e le tecniche di guerra sono a mio avviso dei puri riferimenti di condotta, che se interpretati con giusto buonsenso ed intelligenza, possono essere applicati anche nella propria quotidianità.


La disgrazia peggiore per una persona è avere un brutto carattere. Indipendentemente dal grado di irritazione, il primo pensiero deve essere quello di calmare la mente e discernere tra giusto e sbagliato. Se sei nel giusto, puoi anche arrabbiarti.

Se ti arrabbi senza motivo, spinto solo dal tuo temperamento, le persone non restano intimorite, per cui se anche tu dessi ancora più in escandescenza non servirebbe a nulla. La gente si intimorisce o si vergogna solo quando c’è un fondo di verità, quindi se qualcosa ti procura solo fastidio dovresti cercare di calmarti e riflettere. È bene essere disposti a cambiare quando si sbaglia. Sarebbe più problematico continuare a pensare o a comportarsi in un certo modo, a prescindere da ciò che è giusto o sbagliato, solo per coerenza con quanto si è fatto in precedenza.

D’altro canto, se pensi che la bontà sia essere sempre docili come un bambino di tre anni, e che non puoi nemmeno arrabbiarti, lasciando correre le cose quando invece ti dovresti risentire, lamentare o dare una lezione a qualcuno, farti conoscere come una persona cui va bene tutto quello che dicono o fanno gli altri, questo è un male per gli altri e sarà una perdita per te. È meglio criticare quello che va criticato, mantenendo sempre la mente serena, dire ciò che va detto e non essere considerati persone sciocche e disinformate.

Personalità simili potevano essere considerate buone o cattive in passato, quando le persone erano particolarmente buone. Al giorno d’oggi, la gente cerca solo di raggiungere gli altri o di metterli in ridicolo, così chi è sempre educato e gentile viene guardato con disprezzo. Se i buddhisti, in qualità di cosiddetti viandanti inconsapevoli, sembrano non avere né occhi né mente o si comportano come i bambini piccoli, questo è un altro discorso. E gli ignoranti, che non si rendono conto di quando qualcosa è sbagliato e si limitano a stare zitti, non dovrebbero essere definiti brave persone. Dovete valutare e distinguere tutto ciò con attenzione.

Coloro che praticano la meditazione seduta, come i monaci, sono svegli in tutti i campi, anche se non sono intelligenti di natura, perché calmano la mente. Anche i letterati, mettendo al primo posto il proprio lavoro, calmano la mente per studiare, così sono spontaneamente acuti anche nel resto.

[…]

Finché viviamo nel mondo umano, nemmeno una cosa su dieci è conforme ai nostri desideri. Perfino un monarca non può ottenere tutto ciò che desidera. Infatti, se nella nostra attuale condizione cerchiamo in qualche modo di imporci per modificare le cose che non corrispondono ai nostri desideri, dobbiamo comunque piegarci alla regola dell’ordine di natura.

Nessuno penserebbe che verrà approvato oggi dal momento che è stato mortificato ieri, o che raggiungerà i suoi obiettivi quest’anno perché non ci è riuscito l’anno scorso. Conservando una mente che è simile a polvere, quasi fosse inesistente, ogni momento sempre di più, le persone dovrebbero agire dimenticando i desideri. Se resta del risentimento, significa che la persona è contorta.

L’espressione “persona contorta” è svalutativa per i parametri sia sociali che religiosi. Chiunque diventi egoista e ostinato e si rifiuti di dimenticare è una persona debole e ha la vista corta. Tuttavia se cerchi di liberare la mente intenzionalmente, questo significa creare un pensiero estraneo.

Fa’ in modo di basare tutto sulle persone e di non imbrogliare. Quando arriva il momento dello scontro, anche se sei giovane devi mantenere sempre il morale alto e pensare che nessuno è più forte di te. Pensa che sarai una fonte di energia per gli altri, e che anche loro saranno un sostegno per te.

Non fare mai domande relative alla guerra a chi è pavido di natura, anche se lo conosci bene.

Non cercare di evitare il lavoro del momento solo perché è pericoloso. Non portare avanti una guerra ingiusta, solo perché è facile.

In generale, quando sai che il combattimento sarà facile, lascia la prima mossa all’avversario. Quando si preannuncia pericoloso, consideralo un compito soltanto tuo, anche se dovrai fare centinaia di tentativi. Un comportamento ingannevole è particolarmente disdicevole durante il combattimento.

*Shiba Yoshimasa (1349-1410) è stato un generale e amministratore giapponese durante il periodo Muromachi.

Tratto da “La mente del samurai, il codice del bushido” a cura di Thomas Cleary.

Immagine di copertina presa dal web.

   

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