La ricerca della forza

Non può mancare nella biblioteca personale di ogni artista marziale, ma più in generale di ogni appassionato di fitness e salute, un libro su Bruce Lee. Rappresenta, secondo me, la massima espressione dell’intenzione rivolta alla funzionalità. Definirlo artista marziale è anche riduttivo, è stato più un grande artista e un grande ricercatore di se stesso. Grazie ai suoi metodi e alla sua visione estremamente “avanti” rispetto al periodo in cui ha vissuto, si è ritagliato un posto nella storia che lo ha reso eterno.

Questo libro in particolare, dal quale ho estrapolato l’articolo, è molto interessante perché non è stato scritto direttamente da Lee, ma dallo scrittore di origine canadese John Little.

John Little è considerato una delle maggiori autorità mondiali su Bruce Lee, sui suoi metodi di allenamento e sulla sua filosofia; è l’unica persona ad avere avuto l’autorizzazione ad accedere all’insieme delle note personali, degli abbozzi e delle annotazioni di Lee.” (Fonte: www.ilgiardinodeilibri.it)

Il primo capitolo, che si apre con il concetto di FORZA, è anche uno dei più importanti. Molto spesso per forza viene intesa la capacità fisica di alzare pesi molto elevati, ma questo lo trovo estremamente riduttivo. La forza è un concetto molto ampio, ed è impressionante, come il metodo e la strategia di Bruce Lee era frutto di una devastante funzionalità motoria.

Per questo condivido il pensiero di Lee, e come ho detto e continuerò a ripetere: la tradizione è la radice, ma vincolare la propria crescita personale solo a questo è un limite enorme. Anche le radici crescono e si modificano a seconda del principio di forza e sopravvivenza, mantenendo sempre integra la propria identità.   


Allenarsi per la forza e la flessibilità è indispensabile. Dovete usarle per aiutare l’esecuzione delle vostre tecniche. Le tecniche da sole non sono di nessuna utilità se non le sosterrete con la forza e la flessibilità.

Bruce Lee

Verso la fine dell’ultimo film di Bruce Lee, I tre dell’operazione Drago, c’è uno straordinario monologo dell’anziano attore cinese Shek Kien. Si svolge quando il personaggio di Kien, il malvagio Han, sta parlando a Roper (interpretato da John Saxon), durante un piccolo tour del suo <<museo>> di armi medievali. Mentre camminano, Han dice:

È difficile associare questi orrori con le fiere civiltà che li hanno prodotti. Sparta, Roma, i cavalieri europei, i samurai… tutti condividevano un’ideale: l’onore della forza, perché è la forza a rendere possibili tutti gli altri valori. Niente sopravvive senza forza. Chi può sapere quali delicate meraviglie siano scomparse dal mondo per la volontà della forza di sopravvivere?

Anche se omesso dalla versione finale, nella copia della sceneggiatura di Bruce Lee, il monologo di Han continua:

Una delle idee più alte della civiltà – la giustizia – non potrebbe esistere senza uomini forti che la facciano rispettare. Infatti, che cos’è la civiltà se non l’onore dei forti? Oggi ai giovani non viene insegnato niente dell’onore. Il senso della vita come epica, della vita come qualcosa di grande, della vita come qualcosa per cui uno impara a combattere – a loro sembra stupido. Per loro la grandezza è irrilevante. I giovani non sognano più.

Dal punto di vista di un cattivo, Han fa un discorso perfettamente sensato, nel senso che è una splendida apologia delle ragioni che hanno spinto la nostra specie a perseguire ardentemente l’acquisizione della forza nel corso dei secoli. La ricerca della forza non è affatto qualcosa di antiquato; viene rispettata anche oggi, sebbene nelle sue forme più diverse: forza di carattere, forza di volontà, risolutezza, forza di fronte alle avversità, forza della pazienza, convinzione, e ovviamente, forza fisica. In tutti questi ambiti, c’è molto da imparare da Bruce Lee. Questo libro rivela i metodi che Lee ha usato per sviluppare una forza fisica così leggendaria.

Mentre la maggior parte dei suoi contemporanei considerava l’allenamento come la semplice esecuzione delle tecniche di arti marziali, il metodo di Bruce Lee coinvolgeva tutte le componenti del fitness totale.

Oltre al quotidiano allenamento nelle arti marziali, Lee faceva allenamenti supplementari per migliorare velocità, resistenza, forza, flessibilità, coordinazione, sensibilità e senso del ritmo. Infatti, in un libro pubblicato da uno dei suoi allievi, Dan Inosanto, l’autore elenca non meno di 41 tipi diversi di allenamento usati da chi pratica l’arte marziale di Lee, il jeet kune do.

Lee capì presto che il ruolo della forza nello schema generale delle cose era di vitale importanza non solo in sé (nel costruire muscoli, tendini e legamenti più forti), ma anche per il fatto che un incremento della forza muscolare implica un miglior controllo delle tecniche di colpo, maggior velocità e resistenza, muscoli più tonici e funzioni vitali migliori. Tuttavia Lee non considerava il sollevamento pesi come l’<<apriti sesamo>> del successo atletico. Lo considerava esattamente per quello che era: un aspetto importante del fitness totale che doveva essere integrato, nell’allenamento, da altri esercizi per migliorare la tecnica, la velocità, l’agilità e così via.

Bruce Lee

Tratto da “La perfezione del corpo. L’arte di esprimere al meglio il fisico e la mente” a cura di John Little.

Immagine di copertina e fondo pagina presa dal web.

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