Il significato della morte

La ritualizzazione della morte è argomento di antropologia culturale, significativo e di grande intensità sociale. In un mondo in cui la fine viene vissuta con distacco e superficialità, i principi profondi e autentici di un popolo che ha saputo interiorizzare l’essenza delle cose, nella loro forma più eterea, risultano magici e paradossalmente più ancorati al terreno. Questo è di grande ispirazione.


Il significato della morte

Il nostro atteggiamento nei confronti della morte, da intendersi come prova e sfondo della vita, è del tutto coerente con il nostro carattere e la nostra filosofia. Certo non dubitiamo mai della natura immortale dell’anima o dello spirito umano, ma non ci preoccupiamo neanche di riflettere sul suo probabile stato o sulla condizione in una vita futura. L’idea di un <<terreno di caccia fertile>> è moderna, e probabilmente presa in prestito o addirittura inventata dall’uomo bianco. In origine ci accontentavamo di credere che lo spirito che il Grande Mistero ci soffiava dentro ritornasse al Creatore, e che dopo essere stato liberato dal corpo fosse dappertutto e si diffondesse in tutta la natura.

Così la morte non suscita terrore in noi. Le andiamo incontro con semplicità e calma perfetta, aspirando solo a una fine onorevole come ultimo dono alla nostra famiglia e discendenza. Per questo sfidiamo la morte in battaglia ma consideriamo una disgrazia essere uccisi in una lite privata.

Quando una persona sta per morire a casa, si usa portare fuori il letto quando la fine è prossima, in modo che lo spirito possa partire nel cielo aperto.

A parte questo, la cosa che più ci preoccupa è la separazione dei nostri cari, soprattutto se abbiamo dei bambini piccoli che lasciamo e che si trovano così in difficoltà. I nostri legami di famiglia sono forti, così quelli che restano piangono a lungo i defunti, anche se abbiamo una fede incrollabile nei legami spirituali e crediamo che lo spirito del morto resti accanto alla tomba o al <<fagotto>> degli oggetti rituali, dove consola gli amici e riesce a udire le preghiere.

I nostri segni esteriori di lutto sono più spontanei e convincenti della semplice ed educata consuetudine di portare abiti neri nei paesi civili. Uomini e donne si sciolgono i capelli e se li tagliano secondo il grado di parentela con il morto e di devozione.

Coerenti con l’ideale di sacrificare bellezza e ornamenti personali, tagliamo dagli abiti le frange e le decorazioni, accorciamo gli indumenti o tagliamo la coperta o la tunica in due.

Gli uomini si anneriscono il viso, e le vedove o gli altri parenti a volte si praticano dei tagli su braccia e gambe, finché non sono coperti di sangue. Abbandonandosi completamente al dolore, non si curano più dei beni terreni, e spesso si disfano di tutto ciò che possiedono, perfino dei letti e della loro casa, donandoli ai primi venuti.

I lamenti per i defunti si protraggono notte e giorno fino a perdere la voce; è uno strano suono, musicale e straziante, paragonabile a quello dei popoli celtici in lutto.

Ricordo un costume commovente da noi, nato con lo scopo di tenere viva e presente la memoria del defunto nella casa che aveva subito il lutto. Una ciocca di capelli dell’amata persona scomparsa era avvolta nel tessuto più bello, che si presumeva avrebbe amato indossare da viva. Questo così detto <<fagotto dello spirito>> era sospeso a un treppiede e occupava un posto d’onore nell’abitazione. A ogni pasto un piatto di pesce gli veniva messo accanto, e una persona dello stesso sesso e della stessa età del defunto doveva poi essere invitata a consumare il cibo. Un anno dopo la morte, i parenti organizzavano una festa pubblica e regalavano il tessuto e altri doni, mentre la ciocca di capelli era sepolta con particolari cerimonie.

Anche l’uccisione di un nemico richiedeva il giusto rispetto per i morti. Anche se non era considerato un peccato togliere la vita a un nemico in battaglia, l’uccisore di quell’uomo doveva comunque stare in lutto trenta giorni, annerendosi il viso e sciogliendosi i capelli secondo le consuetudini. Questo lutto rituale era un segno di rispetto per lo spirito del defunto.

Avevamo una tale venerazione per lo spirito scomparso che evitavamo perfino di nominare il morto ad alta voce.

Tratto da “La saggezza degli Indiani d’America” a cura di Kent Nerburn.

Immagine di copertina presa dal web.

3 pensieri riguardo “Il significato della morte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: