Nella terra del vino c’è la birra

Oggi voglio parlare di una bevanda estremamente diffusa: LA BIRRA.

Prima vi comunico che, se non riuscite a visualizzare alcuni video che avevo inserito nei miei articoli precedenti, è perché li ho tolti dalla pagina YouTube. Questo per fare spazio alle video interviste della rubrica “L’angolo delle… video interviste”, compresi i test dedicati alla registrazione audio by Lago Records ed altri video che vorrei realizzare in futuro.  

Ormai da qualche anno in Italia sono nate un’infinità di birrerie più o meno piccole o medio piccole che producono birra artigianale, in tutta risposta alla grande quantità industriale dei marchi giganti di produzione. Voglio, in questo articolo, affrontare alcuni argomenti forse meno conosciuti sulla birra che mi hanno molto incuriosito. Partiamo dalla storia. Dove è nata la birra?

La birra è una delle bevande più antiche prodotte dall’uomo, probabilmente databile al settimo millennio a.C., registrata nella storia scritta dell’antico Egitto e della Mesopotamia. La prima testimonianza chimica nota è datata intorno al 3500-3100 a.C. Poiché quasi qualsiasi sostanza contenente carboidrati, come ad esempio zucchero e amido, può andare naturalmente incontro a fermentazione, è probabile che bevande simili alla birra siano state inventate l’una indipendentemente dall’altra da diverse culture in ogni parte del mondo. È stato sostenuto che l’invenzione del pane e della birra sia stata responsabile della capacità dell’uomo di sviluppare tecnologie e di diventare sedentario, formando delle civiltà stabili. È verosimile che la diffusione della birra sia infatti coeva a quella del pane; poiché le materie prime erano le stesse per entrambi i prodotti, era solo “questione di proporzioni”: se si metteva più farina che acqua e si lasciava fermentare si otteneva il pane; se invece si invertivano le quantità mettendo più acqua che farina, dopo la fermentazione si otteneva la birra.

Si hanno testimonianze di produzione della birra già presso i Sumeri. Proprio in Mesopotamia sembra sia nata la professione del birraio e testimonianze riportano che parte della retribuzione dei lavoratori veniva corrisposta in birra. Due erano i principali tipi prodotti nelle case della birra: una birra d’orzo chiamata sikaru (pane liquido) e un’altra di farro detta kurunnu. La più antica legge che regolamenta la produzione e la vendita di birra è il Codice di Hammurabi (1728-1686 a.C.) che condannava a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione indicati (ad esempio annacquava la birra) e chi apriva un locale di vendita senza autorizzazione. Nella cultura mesopotamica la birra aveva anche un significato religioso: veniva bevuta durante i funerali per celebrare il defunto ed offerta alle divinità.

La birra aveva analoga importanza nell’Antico Egitto, dove la popolazione la beveva fin dall’infanzia, considerandola anche un alimento ed una medicina. Addirittura una birra a bassa gradazione o diluita con acqua e miele veniva somministrata ai neonati quando le madri non avevano latte. Anche per gli Egizi la birra aveva un carattere mistico, tuttavia c’era una grossa differenza rispetto ai Babilonesi: la produzione della birra non era più artigianale, ma era divenuta una vera e propria industria, con i faraoni che possedevano persino delle fabbriche.

È interessante notare come la birra, che oggi è una bevanda “di piacere”, nell’antichità assumeva un ruolo fondamentale anche nell’aspetto sociale e ritualistico delle usanze e dei costumi tipici. Ma come era fatta e che sapore poteva avere la birra prodotto dagli antichi egizi?

La rivista Pharaon, specializzata sull’Antico Egitto, ha dedicato all’argomento uno speciale molto interessante.

Alla base dell’alimentazione degli antichi egizi c’erano soprattutto il pane e la birra. La birra era una bevanda molto comune, consumata per lo più dai contadini e dagli artigiani, ma che anche le classi agiate non disdegnavano.

Ovviamente però la birra di allora era differente da quella a noi oggi più familiare e questa diversità era legata soprattutto alle materie prime usate e alle tecniche di fabbricazione adoperate per produrla, delle quali troviamo testimonianza in pitture e rilievi parietali dell’epoca.

Gli ingredienti base erano principalmente due: l’orzo e il farro. Se nell’Antico Regno (2.755 a.C. – 2.221 a.C.) la birra veniva preparata per la maggior parte col primo ingrediente, all’epoca di Amenhotep II (Nuovo Regno) si cominciò a usare in sua sostituzione il farro. La birra prodotta con l’orzo risultava più torbida e necessitava di essere filtrata, quella prodotta col farro era invece del tutto priva di residui.

Grazie ad alcune raffigurazioni presenti nelle tombe di due nobili vissuti al tempo della V dinastia (2.650 a.C. – 2.180 a. C.), riusciamo oggi ad avere un’idea di come veniva fabbricata all’epoca questa bevanda sebbene esistessero diversi metodi per la sua preparazione.

Per ottenere la giusta fermentazione erano tre le condizioni necessarie: la preparazione del lievito, quella dello zucchero e la creazione della barriera di fermentazione.

Il lievito si ricavava da un composto alcolico preparato in precedenza. Il composto era in genere vino di datteri, ottenuto pestando con i piedi i datteri secchi. L’amido contenuto nei cereali veniva poi trasformato in una sostanza gelatinosa che, con l’aggiunta di amilasi (un enzima), veniva convertita in zucchero. La barriera di fermentazione, invece, altro non è che un meccanismo chimico per evitare la creazione di microrganismi all’interno del liquido di fermentazione.

Le scene raffigurate vicino la tomba dei due nobili illustrano la preparazione del vino di datteri e di un impasto acido di farro. La mistura viene purificata e mescolata con il vino di datteri e con un impasto ricco di acido lattico. La farina di malto si fa dissolvere in acqua e la mistura si versa in un contenitore d’argilla dove, sottoposta a decozione, dà origine al mosto di malto.

Un ruolo molto importante lo avevano quindi i grandi vasi d’argilla dove il composto veniva messo a fermentare. Prima di essere riutilizzati dovevano essere lavati e sterilizzati con argilla e cenere vegetale per non compromettere la successiva fermentazione.

La birra così prodotta 4.400 anni fa aveva un gusto simile a quello del nostro vino bianco ed era ad alto contenuto alcolico (10%).

Alcune proprietà benefiche della birra:

Un tempo era molto in voga un detto popolare secondo cui: “Chi beve birra campa cent’anni”. Questo formidabile slogan, scorporato dai suoi toni miracolistici, potrebbe non essere del tutto assurdo; la birra, infatti, è una bevanda che apporta alcune sostanze nutrienti, tra cui spiccano certe vitamine del gruppo B ed il potassio, contenuto in quantitativi più generosi rispetto al sodio.
La B6 (o piridossina) e soprattutto l’acido folico sono molto importanti per neutralizzare gli effetti negativi dell’omocisteina, un amminoacido il cui eccesso (pur con meccanismi differenti dal colesterolo) favorisce la comparsa delle malattie cardiovascolari.

Per concludere, la birra è sicuramente una bevanda con una storia antichissima. Nel corso del tempo le sue caratteristiche si sono modificate e caratterizzate in base agli aspetti culturali dei popoli che ne hanno fatto una produzione importante. Non dimentichiamo il fatto che la birra è comunque una bevanda alcolica e quindi per trarne dei benefici non si deve eccedere nel suo utilizzo. La dose massima giornaliera a persona non dovrebbe superare i 300 – 450 millilitri.

https://it.wikipedia.org/wiki/Birra#Origine_del_termine

https://www.birrainforma.it/comera-la-birra-prodotta-in-egitto-4400-anni-fa

https://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/birra.html#2

Immagine di copertina presa dal web.

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