Cultura del saluto

Il saluto rappresenta in assoluto la forma di rispetto per antonomasia. In qualche modo esso racchiude in se la vera dignità di una persona, e come tutti i linguaggi cambia, in maniera molto importante, a seconda del contesto culturale che lo utilizza.

Sinceramente mi viene da ridere… Parlare di questo argomento mette in luce per l’ennesima volta il mio malcontento. Purtroppo anche in questo caso il paese in cui sono nato, cresciuto e nel quale vivo non mi ha dato la speranza di credere nel rispetto del saluto. Come sempre è stata una “battaglia” che ho dovuto affrontare da solo. Una “battaglia” che ovviamente ho perso. Mi sono dovuto per così dire adeguare al modus operandi, in cui il saluto è racchiuso in esclamazioni del tipo:

<<Marchinoooo!!!>>; oppure <<Bella la vita èèèè!!!>>; e ancora <<Chettenissembene!>> e così via…

Non proprio il concetto di saluto che ho in mente.

Fortunatamente nel mio percorso di crescita ho potuto esplorare e mettere in pratica il concetto del saluto come forma di cortesia e rispetto nel macro-mondo delle arti marziali all’interno del dojo. In questo contesto ho potuto assaporare la vera identità di questo gesto, comprendendo in maniera assoluta quanto l’essenza del saluto sia direttamente collegata all’aspetto culturale di un popolo.

In più è utile fare una riflessione in questo momento. Vista la necessità di cambiare le abitudini ordinarie a causa dell’emergenza Covid-19. Nel momento in cui non è più possibile (o molto limitato) il contatto diretto, il popolo è smarrito. Si accorge della mancanza e non sa come sopperire ad essa. Togliere la parte fisica al saluto, in una cultura come quella occidentale, che basa il proprio carattere proprio su questo, destabilizza le certezze e le abitudini. Questo non è detto sia qualcosa di negativo, anche se ha un impatto sociale molto forte.

Vi lascio ad alcune letture.


Il Rei è un importante aspetto del modus vivendi orientale, è «la norma più importante della vita sociale secondo il confucianesimo»; può esser identificato con la ritualità ed in particolar modo con l’etichetta e la cortesia da cui deriva la parola reigi (composta dai kanji REI e GI, quest’ultimo col significato di “convenzione o obbligo sociale”). Per estensione rei ha assunto il significato di ringraziamento, saluto e – nello specifico – inchino (in giapponese keirei). Il rei è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali di origine giapponese in quanto espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità. Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma molto complesso nel suo aspetto interiore; è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell’arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un’abitudine o un obbligo imposto dal maestro. Il saluto non simboleggia una superficiale manifestazione di educazione, ma un lavoro completo sulla persona: la ricerca di una migliore adesione alla via (Dō). Il praticante, attraverso il saluto, si predispone correttamente all’allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti, e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente. Questo è lo spirito della via marziale: l’umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita, la prima lotta che bisogna vincere è quella contro la propria presunzione.

Il termine Osu

In special modo nel karate il saluto è spesso accompagnato dalla parola “osu” (pronunciata oss). Originariamente si tratta dell’abbreviazione del termine “ohayō gozaimasu” (equivalente al nostro “buongiorno”), e/o del termine onegai shimasu “oss”, tradotto è “onorato di imparare con voi”. Successivamente adattata ai kanji (osu, per l’appunto) il cui significato si potrebbe sommariamente tradurre con “sopportare e controllare sé stessi” o “tollerare controllandosi”. Questa espressione viene usata in palestra quando si salutano i compagni o il maestro, o quando si manifestano approvazione e conferma; trasmette, inoltre, un importante messaggio: il rispetto per l’arte e per la via, la voglia di superare se stessi mettendo da parte l’io a favore del fine ultimo.

Fonte: www.wikipedia.org

«A differenza di quanto avviene nel mondo occidentale, dove, spesso, il saluto ha una valenza superficiale legata a ciò che vediamo del nostro interlocutore, vecchio o giovane per esempio, in tutto l’Oriente il gesto del salutare ha un significato più profondo, basato sul rispetto delle qualità interiori della persona che si saluta», spiega la dottoressa Donatella Rossi, docente di Religioni e Filosofie dell’Asia orientale all’università La Sapienza di Roma. «Si tratta più in generale di un differente modo di intendere la vita, il corpo e tutto ciò che esso è e fa», continua la dottoressa Rossi. Differenza che trova nella concezione del contatto fisico l’esempio più eclatante: «In Occidente si è più frettolosi a concedere il proprio contatto fisico, anche con una banale stretta di mano. Nella cultura orientale, invece, il contatto fisico è ritenuto sconveniente perché il corpo è visto come un elemento totalmente privato della nostra vita, un qualcosa di intimo che non può essere “svenduto” così rapidamente. In Cina, addirittura, negli ambienti taoisti si ritiene che nel corpo, e nei suoi organi, risiedano alcune divinità. E la stessa frase “Prenderci cura del nostro corpo” assume un differente significato se detta in un paese di cultura occidentale o orientale», conclude la dottoressa Rossi. «Noi spesso la associamo a Spa e week-end termali, in oriente, al contrario, s’intende coltivare la propria energia interiore attraverso discipline spirituali».

Fonte: www.matteolosa.it


Condivido con voi anche questo interessante articolo, in cui in maniera sintetica vengono elencate le tipologie di saluto nelle varie parti del mondo. Dall’occidente all’estremo oriente, mettendo così in risalto le variegate sfumature culturali che ne derivano. Buona lettura!

I saluti nel mondo Occidentale

• In Italia e in Francia è usanza salutarsi baciandosi sulle guance. Gli italiani si danno due baci, partendo sempre dalla guancia destra dell’interlocutore, mentre in alcune regioni francesi i baci sono 3.

• In Austria il saluto è molto più formale, ci si accontenta solo di una forte stretta di mano, guardandosi dritti negli occhi.

• Negli Stati Uniti è molto diffuso salutarsi con gli abbracci, anche se si conosce da pochissimo una persona.

• Le tribù dei guerrieri Masai, per salutarsi, hanno un vero e proprio rito: una danza molto elaborata fatta per lo più di salti.

Saluti nel mondo Orientale

• Negli Emirati Arabi è molto facile vedere due uomini che si strofinano il naso oppure giovani che baciano sulla fronte gli anziani. Questo è un gesto molto diffuso nella loro religione ed utilizzato tra persone che si conoscono molto bene tra loro. In caso contrario, una stretta di mano salda è più che sufficiente.

• In Giappone le persone si salutano con il rei, un inchino utilizzato anche come segno di rispetto. Cambia a seconda dell’importanza della persona che si incontra perché ciascun inchino ha angoli e durate diverse. Il keirei viene riservato a persone di scala sociale più alta ed è di 30 gradi, l’eshaku è di 15 gradi e lo si fa per congratularsi o come saluto normale, mentre lo saikeirei di 45 gradi è per scusarsi per una cosa grave o per salutare personalità di grande rispetto come l’Imperatore.

• Nel Sudest Asiatico è usanza salutare gli anziani posando la mano dell’interlocutore sulla propria fronte (ovviamente dopo aver chiesto il permesso) e premendola contro essa. Questa pratica si chiama Mano Po o Pagmano ed è utilizzato in segno di rispetto.

• In India è usanza salutarsi con l’Añjali Mudrā. Le mani giunte in preghiera sono posizionate davanti al cuore e viene pronunciata la parola Namasté.

• In Malesia le mani degli interlocutori si congiungono e vengano portate al cuore, un gesto che sottolinea quanto dal profondo arriva quel saluto.

• In Thailandia il saluto si chiama Wai ed è molto simile a quello indiano. Le mani sono giunte in preghiera e la testa viene leggermente inclinata in avanti. Più l’età dei due interlocutori è diversa, più ampio sarà l’inchino.

Tratto da “Come si salutano le persone nel mondo? 10 culture diverse a confronto!” di Nicole Detratti.

Immagine di copertina presa dal web.

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